Invochiamo i Santi

Le preghiere ai Santi sono fonte di ispirazione e sono potenti contro il demonio che trema davanti alle loro immagini sacre. Preghiamo con fede ardente senza dubitare, credendo che i Santi hanno guadagnato meriti, potere e gloria per soccorrerci. Recitiamo con umile raccoglimento queste pie invocazioni, ricche di indulgenze e benedette dalle lacrime e dalle suppliche di migliaia di fedeli.

Preghiera a San Calogero

Glorioso San Calogero, volgi lo sguardo a noi e ascolta la nostra preghiera. Tu sei stato mandato da Dio a irradiare nella Sicilia la luce del Vangelo. Hai cercato il Signore nella solitudine; l’hai servito con la penitenza; hai insegnato la via della salvezza e della virtù. Tutti t’invocano taumaturgo, perché con la tua intercessione Dio ha dato la parola ai muti, la salute ai malati l’udito al sordi e la vista ai ciechi. Ha preservato più volte le terre, a te devote, dal colera, dal terremoto e da altre disgrazie. Salvaci dai pericoli e concedi le grazie che ti chiediamo. Amen.

O glorioso San Calogero, costretto dalle mie miserie e dai miei affanni, con tutto il cuore piangendo, a voi ricorro per aiuto. Io non son degno di ricevere alcuna grazia da Dio ma confido che mediante i vostri meriti e la vostra potente intercessione. Iddio mi fascia la grazia che desidero. Deh! o San Calogero, questa grazia da Voi la voglio; e fate ancora che come Voi nell’eremitaggio amaste Dio, così io lo ami nella solitudine dell’anima mia per poi venire con Voi a goderlo nel Paradiso. Così sia. Amen.

Vita di San Calogero

Le informazioni sulla vita di San Calogero provengono da varie leggende tramandate da scritti e inni in suo onore. Uno dei racconti più accreditati tratto da breviario siculo-gallicano narra che sia nativo di Costantinopoli intorno al I secolo.

Spinto a convertire gli abitanti della Sicilia andò in pellegrinaggio a Roma dove incontrò San Pietro apostolo da cui ottenne il permesso di vivere da eremita in un luogo imprecisato. Qui ebbe l’ispirazione di evangelizzare la Sicilia.

Tornato da Pietro, ottenne il premesso di recarsi nell’isola assieme ai compagni, Filippo, Onofrio e Archileone. Filippo si recò a Agira, Onofrio e Archileone si recarono nel deserto di Sutera e il nostro Calogero si fermò a Lipari. Da qui, dopo diversi anni, si spostò nei pressi di Sciacca dove visse per trentacinque anni.

Un’altra versione della sua vita racconta che San Calogero per scampare alla persecuzione dei cristiani nell’Africa settentrionale approdò in Sicilia insieme a San Gregorio e al diacono Demetrio. La sua provenienza dal continente nero si presume gli abbia dato proprio l’appellativo di “Santo Nero” nonché il colore della pelle quasi sempre nero impresso nei dipinti e nelle molteplici statue in suo onore.

Successivamente raggiunse le zone più interne dell’isola evangelizzando con grande coraggio la fede cristiana. In tal modo, però, si attirò l’odio dei nemici del Vangelo. Demetrio e Gregorio vennero catturati, mentre Calogero, si rifugiò sul monte Kronio a Sciacca, dove usando le acque delle terme minerali guarì miracolosamente alcuni infermi. Per tale motivo a Sciacca sorge oggi uno dei maggiori santuari dedicati al Santo taumaturgo.

Presto l’ammirazione dei fedeli di San Calogero crebbe e si diffuse in tutta l’isola. San Calogero raggiunse poi Agrigento, dove, secondo la tradizione, si fermò presso una grotta nella quale oggi sorge il Santuario a lui dedicato.

Negli ultimi anni della sua vita il Santo rimase sul monte Kronio perchè a causa delle sue precarie condizioni di salute.

La storia narra che una cerva che gli forniva il latte, dopo essere stata ferita da un cacciatore, lo condusse nella grotta. Questi si rese conto, con immenso dolore, di avere procurato al povero vecchio eremita un danno irrimediabile. L’uomo decise allora di restare accanto a San Calogero per curarlo e quando il Santo spirò, venne sepolto presso la grotta dove fu edificata una chiesetta che è divenuta meta di pellegrinaggio da parte di fedeli.

Ogni anno il vescovo di Agrigento apre i festeggiamenti benedicendo l’abito dei frati a lui devoti: una tunica bianca che reca sul petto “la pazienza”, cioè lo stemma nero del Santo.